RTO O.T.S. con Gianluca Aureliano e Diego Bruno
La ripresa dei campionati è imminente e, con l’inizio del nuovo anno, riprendono anche gli impegni per i giovani dell’Organo Tecnico Sezionale. Lo scorso 31 Gennaio la sala riunioni di via Giordano Bruno ha ospitato la prima riunione tecnica obbligatoria per i ragazzi dell’organo tecnico sezionale con protagonisti graditi gli ospiti Gianluca Aureliano e Diego Bruno, arbitri in forza alla C.A.N. PRO. Dopo il rituale dei test regolamentari Aureliano ha iniziato il suo discorso dando un tag
lio analitico motivazionale incentrato su alcuni aspetti e dettagli fondamentali che circondano la vita di un arbitro evolvendosi nel tempo e con le categorie d’impiego. Per ogni aspetto fondamentale si sono proposte delle domande su cui ogni arbitro rifletteva autonomamente stimolando così un’analisi personale del proprio modo di vivere la vita arbitrale. Perché continuo a fare l’arbitro? Faccio l’arbitro o sono un arbitro?....Sono solo alcune delle tematiche sviluppate da Aureliano, domande la cui risposta sincera permette di capire la percentuale di sacrificio e di qualità impiegata nella vita arbitrale.
Citando il responsabile della CAN PRO Stefano Farina, Aureliano ha cercato di far capire ai presenti che solo la cura di tutti i dettagli, fondamentali e non, permette di fare la differenza tra un buon arbitro e un grande arbitro: preparazione della gara, conoscenza del regolamento, partecipazione alle riunioni tecniche e alla vita sezionale, allenamento, alimentazione…. Nel calcio di oggi si punta sempre più l’indice sull’originalità e lo stile che deve avere un direttore di gara: “SII TE STESSO, GLI ALTRI SONO GIA’ OCCUPATI” diceva Oscar Wilde. È importante, infatti, non forzare la nostra personalità perché lo abbiamo visto fare da qualcuno famoso, perdendo così la nostra naturalezza e apparendo costruiti. Nella seconda parte della riunione, grazie alle testimonianze dirette delle loro esperienze, Aureliano e Bruno hanno analizzato la psicologia dell’arbitro di fronte all’errore. Ognuno di noi inconsciamente vuole essere migliore degli altri in tutti i campi e in tutti livelli, e questo è impossibile. È così che, dopo un errore, si instaura una condizione di panico ed ansietà, causa di disorientamento e tedio, che porta a ritenersi inadatti a quello che si sta facendo. Ricordando che il grande arbitro non è colui che non cade mai, ma colui che si rialza sempre, Aureliano e Bruno chiudono lasciando un quesito alla platea: CHE COS’E’ PER NOI L’ARBITRAGGIO, SOGNO O REALTA’?
Di Giulio Corlianò
| < Prec. | Succ. > |
|---|







